domenica 29 novembre 2015

RISI & SORRISI - VIETNAM 2015

24/10
Complice lo scalo ad Abu Dhabi il volo verso Ho Chi Minh City sembra meno lungo del previsto nonostante siano quasi 24 ore che siamo in giro, tra fusi orari e una lunga attesa a Fiumicino.
I 33 gradi di Saigon sono carichi di umidità e smog, migliaia di motorini sfrecciano in ogni direzione (a parer nostro casuale) suonando e cercando di evitare ogni ostacolo, dalle auto al turista spaventato, e ambulanti che spuntano da ogni angolo tentano di vendere la merce più variegata, dalla coloratissima frutta tropicale, al ragno in cornice alla povera tartaruga pronta - ahimé- per essere cucinata. L'Asia ci accoglie con un frastuono di luci e colori, musica assordante, traffico impazzito e sorrisi, tanti sorrisi.

25/10

Welcome to Saigon, o meglio Ho chi Minh City, ma anche "la città dei motorini", e -perché no- "la città di coloro che vivono nel loro negozietto e mangiano Bun Cha (spaghetti di riso con maiale e verdure) sulle loro piccole seggiole blu". Chiamatela come volete ma questa città vi lascerà a bocca
aperta e vi ritroverete a camminare in un periodo storico non bene identificato a cavallo tra passato e futuro, tra templi antichissimi e grattacieli ultramoderni, dove anziane signore in abiti tipici cucinano in strada per sfamare giovani alla moda con tanto di Iphone alla mano (che magari trasportano un paio di galline sul motorino).
Dal finestrino osservo il paesaggio mutare in una campagna verdissima e rigogliosa dove le donne sono chine sui campi di riso e non alzano mai lo sguardo da sotto il loro cappello a cono; ovunque sorgono piccoli templi in memoria dei cari defunti che le famiglie vogliono tenere sempre vicini a sé.
A introdurci la cultura vietnamita è la nostra guida Peter, il cui vero nome è Khan ma che da piccolo si faceva chiamare Meo affinché gli spiriti cattivi non lo portassero via e il cui cognome non poteva essere pronunciato perché uguale a quello del Presidente.
Arriviamo a My Tho dopo esserci fermati in una bellissima area di sosta con almeno tre ristoranti all'aperto, palme e giardino di ninfee e veniamo accolti da un caldo soffocante che segna la fine della stagione delle piogge. Il Mekong si presenta davvero maestoso ai nostri occhi, immenso e incredibilmente marrone, scorre lento e silenzioso,  la sua gente è timida e rispettosa ma sempre con un bel sorriso in volto; a bordo della nostra giunca ci addentriamo curiosi in uno dei bracci del delta, tra fabbriche di caramelle al cocco, vegetazione tropicale e baracche di pescatori tra le quali spunta l'umilissima dimora della rematrice che ci comunica a gesti di avere tre bambini e ci indica orgogliosa una capanna di fango e lamiere.

Un carretto ci accompagna poco lontano dal fiume in un ristorante dove servono per pranzo le specialità locali a base di riso e pesce che buttiamo giù volentieri con vino di cocco e grappa al serpente.
Visitiamo il tempio di Vinh Trang con le sue imponenti statue di Buddha in pietra bianca rappresentanti il passato, il presente e il futuro e ne approfittiamo per accendere qualche incenso.
Per cena optiamo per il ristorante Ngon in 160, Pasteur street, che mi sento vivamente di consigliare per l'ottimo rapporto qualità-prezzo delle portate, la gentilezza dello staff e l'ambiente originale e pulito con cucina a vista.

MY TRAVEL TIPS:


- Abbiamo soggiornato all'hotel due stelle Saigon Europe & Spa  carino e confortevole, con camere piccole ma pulite, un'ottima colazione tipica vietnamita e un centro massaggio da 10 e lode (massaggio vietnamita da 60 minuti per soli 14$ ed eseguito da mani esperte e professionali). Il plus è sicuramente lo staff di una gentilezza e cordialità incredibile.
- Nessuno rispetta semafori e precedenze, né si fermano sulle strisce: avanzate piano e con passo costante...saranno loro a evitarvi!
- In Saigon Square c'è un mercato coperto dell'abbigliamento: molti pezzi sono falsi ma qualcosa di buono si trova. Un esempio? La giacca imbottita The North Face con cartellino ed etichetta (e tuttavia dubitiamo ancora dell'originalità) a $ 60 trattabili.

26-27-28/10

Mi trovo nel cuore del Quartiere Vecchio di Hanoi dove rumori e odori si fondono in un mix caotico e affascinante al quale ormai mi sto abituando. Gli ultimi due giorni sono stati così frenetici che a fatica metto a fuoco la sequenza di cose fatte, ma devo farlo perché non voglio perdermi neanche un attimo delle emozioni che questo meraviglioso Paese mi sta dando.
Lunedì abbiamo visitato i Cu Chi Tunnel che si snodano lungo 250 km nella regione a nord di Saigon costruiti inizialmente sotto il dominio francese e ampliati durante il conflitto americano; il percorso si svolge all'interno di un bosco dove sono ancora visibili e percorribili in parte le gallerie di profondità fino a 10 metri che per anni furono la casa, l'ospedale, i laboratori di 13.000 persone considerate ribelli. La nostra guida - un simpatico ragazzo che a sua volta ha passato i suoi primi due anni di vita nei tunnel - ci illustra i vari escamotage usati dai Vietcong per intrappolare i soldati americani, frutto di menti  laboriose e ingegnose disposte a tutto per difendere le loro terre. Gli spari che provengono dal poligono mi fanno rabbrividire mentre cerco di capire nel modo più discreto possibile come oggi  si rapportino i Vietnamiti agli Americani e quanto peso abbia ancora la guerra nei ricordi di chi ha solo qualche anni più di me. Ed ecco la risposta: " Nessuno voleva quella guerra ma è successa e basta. Non ha senso rimuginare sul passato, dobbiamo guardare avanti e volerci bene. Noi accogliamo i turisti per mostrar loro quanto è bello il nostro Paese, non per ricevere pietà. E quindi sorridiamo e cerchiamo di avere positività intorno a noi". Chapeau.
E questi sorrisi - che vedo negli occhi dei bimbi incuriositi per strada e degli anziani seduti assorti sui loro sgabellini blu - non posso far altro che ricambiarli.

Il 27 ottobre arriviamo a Da Nang molto tardi, dopo un'ora e mezza di transfer per l'aereoporto di Ho chi Minh City (per fare solo pochi km!) e un volo Jet Star in ritardo di due ore. L'hotel Thai Binh III di Hoi An si trova a circa 40 minuti, su una strada costeggiata da resort lussuosi e ormai deserta; è abbastanza carino e in zona centrale, salvo per la muffa sulle pareti e il mega scarafaggio che si aggira per la stanza...
Alle 8 siamo già belli pimpanti per l'incontro con la nostra nuova guida, un ragazzo timido ma simpatico che ci accompagna prima al mercato ancora deserto dove possiamo vivere uno scorcio di realtà quotidiana tra banchi di pesce fresco e carne esposta all'aria e poi alla bella spiaggia di Hoi
An per un rinfrescante break di metà mattina. Pedaliamo per qualche chilometro in mezzo alle verdi risaie, incontriamo molte donne al lavoro che alzano la mano in segno di saluto e altre persone del posto felici di condividere con noi il loro miglior inglese. Facciamo una passeggiata negli orti per capire quali erbe useremo nella cooking class che si rivelerà essere un'esperienza divertente e il pranzo cucinato da noi sarà davvero gustoso! Salutiamo la nostra guida chef con un abbraccio e dobbiamo insistere un po' per dargli la mancia: nessuno se la aspetta e tantomeno la chiede ma questi ragazzi sono davvero professionali e cordiali e si meritano qualche dollaro in più.
Hoi An è una vivace cittadina sul fiume illuminata da centinaia di lanterne che rendono l'atmosfera magica; tuttavia, essendo affollata di turisti a tratti mi ricorda le nostre località balneari, con tanto di mercatino serale e buttadentro sulla soglia dei locali.


MY TRAVEL TIPS:
- a Hoi An abbiamo cenato presso Morning Glory, segnalato dalla Lonely Planet. Il ristorante è molto noto tra i turisti ma offre un menu tipico rivisitato in chiave moderna con qualche aggiunta speciale dello chef. Il personale è gentilissimo e il prezzo ancora di più: due piatti unici, due birre e una vodka vietnamita $14.
- per le escursioni ci siamo affidati a Amovietnam che organizza principalmente tour privati anche in italiano. Avendo scelto l'opzione più economica del tour di gruppo con guida in lingua inglese si sono appoggiati a Atravelmate: in entrambi i casi ho trovato professionalità, simpatia e risposte veloci via email. In loco si possono acquistare escursioni a prezzo inferiore ma consiglio sempre di informarsi su Internet sull'affidabilità delle agenzie. Nonostante avessimo prenotato il tour di gruppo eravamo solo in 4 durante la visita al Mekong, 11 ai Cu Chi tunnel e 2 alla cooking class, mentre abbiamo visto autobus con 30-40 persone della nota Sinh Tourist.
- I transfer da e per l'aereoporto possono essere prenotati con l'albergo ($ 18-20 a tratta). Il taxi costa un po' meno ma attenti alle truffe: a Hcmc ad esempio esistono solo due compagnie ufficiali,  Mai Linh e Vinasun. Le altre si differenziano per una lettera e possono riservare brutte sorprese.

28/10 HANOI
A primo impatto ci è sembrata anche più caotica di Hcmc con il suo dedalo di viuzze del Quartiere Vecchio che ne fa una meta perfetta per appassionati di Street food e fotografia reportage. Infatti scattiamo a più non posso per immortalare una vita quotidiana molto diversa da quella cui siamo abituati: ognuno qui può esercitare un'attività commerciale e spesso il luogo del negozio e dell'abitazione privata coincidono. Dalle prime luci dell'alba e fino al tramonto i cuochi di strada incantano i passanti con sapori e odori che permettono agli abitanti di svolgere la loro attività preferita, e cioè mangiare ad ogni ora e in ogni angolo le specialità della tradizione, come il Bun Cha, Il Pho e altre mille varianti di zuppe, noodles e involtini. I vietnamiti - e in particolare gli abitanti di Hanoi - amano passare il loro tempo in strada a chiacchierare, sorseggiando un Ca Phe (un caffè ottenuto dalla "caduta" della miscela che si può gustare freddo con ghiaccio o caldo con latte) oppure una Bia Hoi( una birra super economica che trovare nei ristoranti locali a partire da $ 0,25) ovviamente appollaiati sui soliti sgabelli blu.
Ho l'impressione che Hanoi non sia stata ancora attaccata dal turismo di massa e si percepiscono fortemente le radici culturali in un mix di tradizioni e modernità che rende la città unica e genuinamente vera. I giovani in sella al motorino si incontrano per strada mentre i più anziani continuano le loro faccende sui marciapiedi ma tutti hanno tempo per un sorriso sincero e un saluto.

Oggi incontriamo Thu, una studentessa universitaria che lavora come guida volontaria per esercitare la pratica della lingua Italiana; CiaoVietnam è un'associazione no profit che consiglio vivamente di contattare perché le ragazze sono molto simpatiche, oltre che ben preparate e conoscitrici della città. Vistiamo il Museo Etnografico che si trova un po' fuori dal centro (15 min in taxi sono costati $4): è molto interessante in quanto spiega la vita di alcune delle 50 etnie che abitano il Paese; merita anche la parte esterna dove sono riprodotte capanne e palafitte.

Poi ci spostiamo al celeberrimo Tempio della Letteratura che fu la prima università in Vietnam nel lontanissimo 1076. La struttura è composta da cortili, laghetti e statue e vale sicuramente la pena visitarla.

La nostra passeggiata finisce al tramonto sulle sponde del lago Kiem.



MY TRAVEL TIPS

- per attraversare la strada dovete armarvi di pazienza e coraggio: procedete lenti e non fermatevi mai bruscamente, i motorini procedono a velocità costante e saranno essi ad evitarvi. E' incredibile la quantità di motocicli e veicoli che procedono in tutte le direzioni apparentemente senza senso, ma no ho mai visto un incidente.
- Hanoi va vissuta, non vista. Prendetevi del tempo per passeggiare tra le strade del quartiere vecchio, i  cui nomi  fanno riferimento alla tipologia di merce venduta. Perdetevi tra i vicoli, parlate con la gente, giocate con i bambini.
- Noi abbiamo soggiornato a Hanoi Sky Hotel che consiglio vivamente per la posizione (a 10 minuti dal Quartiere Vecchio e dal lago Kiem), per la pulizia eccellente, per le stanze ampie e luminose e per il personale squisito e gentilissimo!


29/10 BAIA DI HALONG


La Baia di Halong era uno dei posti che più desideravo vedere in assoluto. Abbiamo prenotato su Booking.com la Viola Cruise e organizzato il pick up in albergo. La strada è lunga e dissestata e arriviamo al porto dopo 4 ore di tragitto. Ci sono decine di barche, agenzie e compagnie che organizzano soggiorni da 1 a 7 notti, i percorsi e le attività sono sempre gli stessi ma cambia la qualità della barca e dei servizi offerti a bordo.
Dopo un buon pranzetto visitiamo in kayak il villaggio galleggiante di Vung Vieng dove ormai sono rimasti pochi pescatori rispetto al passato e ci fermiamo alla spiaggia di Ti Top. Da qui partono i 400 gradini che portano in cima al promontorio da cui si gode una vista mozzafiato sulla baia (armatevi di tanto fiato se non volete rischiare come me di morire a metà rampa).
Al rientro sulla barca ci aspettano un aperitivo in musica e una deliziosa cena imperiale. La presenza di decine di barche ormeggiate rovina un po' il panorama tuttavia ci sono molti momenti durante la navigazione per godere di questo luogo magico in solitaria.
Il giorno seguente -dopo la lezione delle 06:00 di Tai Chi che ovviamente non facciamo perché stiamo benissimo sotto le coperte-  visitiamo la stupenda grotta della Sorpresa: il caldo umido e la folla sono insopportabili ma lo scenario particolare e colorato della grotta è appagante.
Torniamo sulla barca per un pranzo veloce e rientriamo al porto, dove ci aspetta il bus per Hanoi.
All'hotel incontriamo Thuy, un'altra simpaticissima studentessa che ci guida per le vie della città in uno Street food tour coi fiocchi! Finalmente con un'interprete a disposizione ci avventuriamo in minuscoli ristoranti locali (compresi quelli sui marciapiedi) e proviamo ogni sorta di delizia culinaria.
Devo dire che in Vietnam abbiamo sempre mangiato molto bene: i piatti tradizionali sono gustosi e ricchi di sapore (ad eccezione del terribile coriandolo che spunta a sorpresa in numerose pietanze).
Thuy è davvero carina, ci racconta molto della vita e della cultura vietnamite.

31/10 IL VILLAGGIO DELLA CERAMICA

Questa mattina partiamo con Thuy alla volta di Bat Trang, un villaggio della ceramica a 30 minuti da Hanoi dove si possono visitare i laboratori artigianali e comprare stupendi servizi da the o altri oggetti decorativi. Dopo la tempesta tropicale che fa allagare addirittura l'autobus torniamo in città e recuperiamo gli zaini per andare a prendere il treno per Lao Cai. La stazione sembra un vecchio capannone in disuso e c'è un po' di confusione per la conversione dei voucher in biglietti ma riusciamo presto a salire sulla nostra carrozza.

01/11 SAPA

Dopo un pittoresco viaggio su un treno degli anni '70 sobbalzando di continuo su letti duri come marmo arriviamo a Lao Cai, dove aspettiamo 3 ore per prendere il bus diretto a Bac Ha. Stanchi e affamati ci accoccoliamo sul bus e osserviamo dal finestrino le risaie a terrazza, i bambini che
portano i buoi al pascolo e gli immancabili motorini carichi di ogni sorta di materiale. Il mercato domenicale di Bac Ha è un luogo vivace e coloratissimo dove le donne dell'etnia H'mong si incontrano per vendere e comprare abiti, verdura, carne e animali, noncuranti dei turisti che le osservano e fotografano curiosi. Sulla strada ci fermiamo per visitare un piccolissimo villaggio di case fatte di fango e bambù con tetto in amianto: l'arredamento è pressoché inesistente e gli strumenti di vita quotidiana sono rudimentali. Intorno a un grande focolare un uomo sta facendo il vino di riso mentre un bimbo di circa due anni si rotola felice nella cenere. Nonostante queste persone siano molto povere non chiedono mai l'elemosina, piuttosto tentano di vendere i loro oggetti
artigianali peraltro molto belli. Se per caso passate di qua portate qualche giocattolino, delle caramelle o dei vestiti pesanti perché l'inverno può essere molto rigido. Prima di arrivare a Sapa facciamo di nuovo a tappa a Lao Cai alla frontiera con la Cina.

02/11 SAPA

Dopo una bella dormita al Fansipan incontriamo la nostra guida H'mong, una minuta ragazza di 23 anni che ci accompagna - insieme a un nutrito gruppo di altre donne in abiti tradizionali e con i loro neonati fasciati sulla schiena - in un trekking medio-facile di 5 ore attraverso sentieri ripidi e fangosi tra le risaie a terrazza. Le donne sembrano timide e riservate ma fanno un sacco di domande nel loro migliore inglese e non voglio pensare che tutto questo loro interessamento sia solo perché alla fine del cammino cercano di venderti tutta la merce che si sono portate nella gerla....
Dopo pranzo proseguiamo sul sentiero incontrando la tribu dei Muong le cui donne indossano abiti bianchi e rossi e sono meno insistenti nel vendere i loro prodotti. Rientrati a Sapa facciamo una doccia all'ufficio del turismo dove avevamo lasciato gli zaini e facciamo un giro in paese per comprare un po' di abbigliamento The North Face a prezzi ridicoli.


MY TRAVEL TIPS:
- La merce venduta in Vietnam non è originale al 100%: ad esempio i prodotti Goretex sono prodotti nella fabbrica reale tuttavia l'azienda madre dà in dotazione etichette e quant'altro per l'assemblaggio dei pezzi che potrebbero essere non originali ma con cartellini di marca. Inoltre la vicinanza della Cina favorisce il mercato del "tarocco" visto che i Vietnamiti non hanno bisogno di visto se rimangono nel Paese meno di 24 ore.





03/11 PHU QUOC

Dopo un viaggio in treno notturno migliore dell'andata ma comunque traballante raggiungiamo l'aereoporto di Hanoi per il volo verso Phu Quoc. L''isola ha una dimensione di 574kmq e si trova nel mar della Thailandia al largo della costa occidentale vietnamita ed è orlata di spiagge bianche e vegetazione rigogliosa. Il resort che abbiamo scelto si chiama Phu Van Resort ed è situato a Long Beach dove si susseguono alberghi e guesthouse sulla spiaggia. Credo non sia il periodo ottimale per visitare l'isola perché il mare è colmo di piccole medusette a forma cilindrica.

04/11 PHU QUOC

Abbiamo noleggiato un motorino per 10$ e iniziamo l'esplorazione della parte sud dell'isola, passando per Duong Dong, il villaggio più grande, che non offre molto a parte un Night Market dove mangiare pesce fresco. Visitiamo le cascate di Suoi Tranh (ingresso circa 1$) che si raggiungono dopo una breve passeggiata nel bosco: le cascate non sono nulla di eccezionale tuttavia ci
rigeneriamo con un tuffo nell'acqua fresca. La seconda tappa è la spiaggia di Bai Sao raggiungibile percorrendo 10 minuti di strada sterrata (con tanto di buche vulcaniche e pozze...); è una spiaggia selvaggia con solo un paio di ristorantini e l'acqua è un po' mossa. Qui non troviamo i sorrisi e la cordialità a cui eravamo ormai abituati (in realtà avremo questa sensazione in tutta l'isola) e ci dirigiamo quindi verso il villaggio di pescatori di An Thoi dove gironzoliamo un po' tra la gente e ci rendiamo conto della povertà in cui vivono, nonostante Phu Quoc stia diventando una meta turistica molto nota agli occidentali (come dimostrano gli "ecomostri" che spuntano come funghi dalla vegetazione). La sosta successiva prevede la visita del carcere-lager di Nhatu Phu Quoc, costruito dai francesi alla fine degli anni '40 ma utilizzato durante la guerra americana per imprigionare e torturare i "ribelli comunisti". I pannelli esplicativi rendono perfettamente l'idea delle barbarie a cui venivano
sottoposti i prigionieri. Vale sicuramente la pena per comprendere meglio un pezzo di storia di cui non si sa ancora abbastanza e oltretutto l'ingresso è gratis. Con la tristezza negli occhi ci rimettiamo in marcia e imbocchiamo una strada che secondo la mappa dovrebbe condurci al resort ma ci sono delle pozzanghere così profonde che rischiamo di rimanere impantanati! Procediamo a passo d'uomo per 10 minuti ma desistiamo quando arriviamo ad un incrocio senza cartelli e riprendiamo la strada principale. La sera - nonostante il temporale tropicale che non accenna a smettere - ceniamo al Dinh Cau Market con pesce fresco cucinato al momento.
Phu Quoc è famosa per le perle ma non siamo riusciti a visitare nessun allevamento; ne abbiamo viste in vendita dappertutto ma abbiamo dubitato della loro autenticità...

05/11

Oggi il cielo non promette nulla di buono e facciamo la spola dalla piscina alla veranda, dove - birra alla mano e sedia a dondolo - ci gustiamo il nostro unico giorno di vero relax in due settimane.
Mi concedo anche 60 minuti di incredibile massaggio vietnamita per soli 15$.

Per cena optiamo per un localino sulla spiaggia (Lien Hiep Thanh, ristorante dell'omonima guest house che consiglio vivamente per la qualità del cibo, i prezzi bassissimi e la cordialità del personale) dove ci servono un gustosissimo barracuda alla griglia.

06/11

Un vecchio bimotore che emette rumori sinistri ci riporta sulla terraferma e a dir la verità siamo molto felici di ritornare a Saigon nel primo hotel in cui siamo stati. Qui ci accolgono a braccia aperte con sorrisi e mille domande sul nostro viaggio. Dedichiamo la giornata all'acquisto di souvenir e ci concediamo l'ultima fresca Bia Hoi.

07/11

Quando sei in coda per il check-in in attesa del volo di rientro ti senti sempre un po' spaesato e svogliato, pensando a ciò che hai vissuto e alle innumerevoli ore di volo che ti aspettano. Mi viene un po' d'ansia quando il mio zaino non passa il controllo (pare abbiano voluto verificare che il caffè non fosse in realtà altro) ma per fortuna tutto si risolve velocemente.
Decolliamo alle 19 circa. Guardo Saigon dall'alto e già penso a quando potrò atterrare qui di nuovo.

L'ANEDDOTO

Quando si torna da un viaggio come questo ci si sente -in un certo senso - migliorati. Hai visto cose a cui non eri abituato, hai parlato con gente che ti ha regalato immensi sorrisi, hai pensato più di una volta che sei davvero fortunato ad avere la vita che hai. E allora -in questo mix di relax post-vacanza e consapevolezza da viaggio in Asia - capita che chiedi ad una signora dov'è il gate di imbarco per Roma perché sui tabelloni non compare. E questa - maleducata e acida come lo yogurt  scaduto - ti risponda: "ma non vedi che è questo, dove vuoi che vada altrimenti? " . BENTORNATA IN ITALIA ELISA!





                                              















martedì 8 settembre 2015

EXPO - IMPRESSIONI A CALDO

Forse abbiamo scelto la giornata sbagliata, ma a causa di impegni lavorativi non potevamo che andare di sabato 5 settembre, ovvero il giorno che ha registrato il record di ingressi battendo la giornata del 29 agosto che aveva contato ben 157.801 persone e arrivando ad un picco di 200.000.
Code...allo specchio

 L'affluenza sta aumentando rapidamente nelle ultime settimane, complici le belle giornate di settembre e l'aria fresca che scaccia l'afa dei mesi estivi. Nella sola settimana dal 24 al 30 agosto sono invece 861.553 le persone che hanno deciso di visitare la grande esposizione mondiale, inaugurata nel 1851 in Inghilterra in piena epoca industriale e sviluppatasi nei decenni con temi differenti.

Expo Milano 2015 ha suscitato dall'inizio perplessità e opinioni contrastanti. Io non mi sono schierata e ho ritenuto opportuno farci una scappata per vedere coi miei occhi di cosa si trattava.
L'organizzazione è iniziata qualche giorno prima con l'acquisto dei biglietti tramite la Coop che ci ha fatto risparmiare € 13 a testa. Peccato però che i biglietti andavano registrati sul sito di Expo creando un account personale (e ho dovuto fare 4 account diversi per i componenti della mia famiglia!) e inserendo la data della visita - questa operazione non è obbligatoria ma ai tornelli si riservano il diritto di lasciarti fuori se c'è troppa gente...


Poi è iniziato il dilemma del trasporto: c'è da dire che vi si arriva benissimo con tutti i mezzi e alla fine abbiamo scelto l'auto, non abbiamo trovato trovato traffico e abbiamo parcheggiato comodamente al P2, pagando € 16 (contro i € 12 del parcheggio di Arese, un po' più lontano ma servito da navetta), siamo saliti sullo shuttle bus e in 5 minuti eravamo davanti all'ingresso.
Se le biglietterie erano vuote, tutte le 200.000 persone erano accalcate agli ingressi per i controlli di routine tipo aereoporto, Un lungo corridoio coperto e sopraelevato ci conduce all'ingresso Fiorenza e da lì inizia la nostra visita.

Ci sono code infinite ovunque, ai padiglioni, ai bar, alle fontanelle dell'acqua...un fiume di persone che si riversa in ogni angolo dell'esposizione e si prepara a lunghe attesa sotto il sole. Eh già, perché per visitare i famosi padiglioni "più belli" si parla fino a 4 ore di attesa (per l'esattezza 3h40 per il Giappone e 4h Emirati Arabi). La coda per visitare il padiglione Nepal si rivela più "breve", solo 1h30, e abbastanza deludente in realtà: un tempietto con all'interno un Buddha e un ristorantino dove assaggiamo 5 polpette di maiale speziate per € 6.

Lungo il Decumano, la via principale lungo la quale si snodano i vari pavillons, ci sono bancherelle finte che espongono prodotti altrettanto finti: dalle verdure al pane alla carne una sfilata di sfiziosità di plastica... capisco il problema della fame del mondo ma non sarebbe stato più utile mettere un mercato vero con prodotti in vendita...?

Storditi dalla folla, ci incamminiamo alla ricerca di qualcosa da vedere e e facciamo la coda per l'Iran che si rivela abbastanza interessante nella presentazione delle sue coltivazioni di piante aromatiche, ma nulla di stupefacente.

Kiss me, I'm Irish
Visitare il Padiglione Italia è impossibile, così come quello dei Vini e quindi ci avventuriamo nell'ardua impresa di ricerca di cibo.
Si sente ormai dall'inizio che i prezzi siano proibitivi... ora, sicuramente una famiglia che ha già speso cento euro di biglietti non può permettersi un cannolo (peraltro secco a detta mio papà) a € 4 ma non ho trovato questa esagerazione, sarà che sono abituata a Firenze ma comunque:
- acqua naturale e gassata gratis alle fontanelle;
- una coppetta di gelato € 2,50
- un piatto degustazione di farro, prosciutto, olive, carciofi e funghetti € 5
- un cheeseburger € 9
- una croque baguette ( metà baguette al forno farcita con formaggio fuso e prosciutto o bacon) € 7
- una birra in bottiglia € 3
- panino con porchetta € 5
- kebab di cioccolato € 4
- piatto degustazione con calice di Prosecco € 10

il Vietnam e le sue risaie
Ho visto poi molti ristoranti che offrono il menu self service a 15-20 euro ma bisogna girare un po' per trovare delle buone proposte (in ogni caso sul sito c'è una sezione interamente dedicata al food).
Di certo a digiuno non si resta: dall' American street food truck alla salumeria Beretta, dai ristoranti etnici dei padiglioni alle varie proposte Italiane regionali ce n'è per tutti i gusti.

La visita continua con il padiglione americano. Interessanti le coltivazioni a parete verticali e i pannelli solari che cambiano colore in base ai raggi UV e bella la terrazza.

Mi è piaciuto il padiglione Oman, in pieno stile arabo con tanto di palme e riproduzioni di alimenti locali.

particolare del Padiglione Nepal
Molto suggestivo anche quello del Qatar, dove - dopo una presentazione dei piatti tipici (ma anch'essi di plastica!) si procede lungo una spirale in discesa guardando un video proiettato nella parte centrale.
Ho trovato simpatico il piccolo padiglione dell'Indonesia che ci ha accolto con una sorridente ballerina e una dimostrazione di un ballo tipico. All'interno c'è una riproduzione in legno delle isole dell'arcipelago che contiene le principali produzioni di spezie.

I padiglioni africani sono quasi tutti piccoli e senza troppa coda ma principalmente all'interno vendono prodotti di artigianato locale.


coltivazioni verticali in America

COSA MI E' PIACIUTO: 


  1. Tutti i padiglioni da fuori sono bellissimi. Forse meriterebbe la visita solo per gli esterni: ognuno di forma e colore diversi ma a mio avviso capolavori di architettura e fantasia.
  2. L'atmosfera tipica del luogo nei ristoranti etnici e la vivacità di punti-aperitivo quali Terrazza Martini e birrificio Moretti o la food area vicino al Padiglione Olanda.
  3. All'interno dei padiglioni ogni spiegazione è fatta con pannelli multimediali e touch screen, che rende l'esperienza anche divertente.
  4. I balli/canti tipici che si trovano gironzolando qua e là per i padiglioni.
COSA NON MI E' PIACIUTO:

  1. Troppa troppa troppa gente! Prendete Gardaland in una giornata estiva. Ecco peggio. Perché almeno lì scarichi l'attesa con una botta di adrenalina. A expo se ti va bene ti fai una cultura sui metodi di coltivazione dell'orzo del Paese.
  2. Giustamente ad ogni Padiglione c'è l'ingresso prioritario per disabili, passeggini e donne in gravidanza. Preparatevi a farvi sorpassare mentre siete in coda da due ore da molti furbi che approfittano della mancanza di controlli....
  3. I bagni. sporchi e puzzolenti. ma almeno qui- strano a dirsi-  niente coda.
  4. L'insufficiente numero di sedie, panchine o poltroncine: io mi sono seduta a mangiare sul marciapiede, ma magari le persone più anziane di me o chi vuole riposarsi vorrebbero stare più comodi.
  5. L'esposizione di prodotti finti. Terribile il maiale di plastica.
L'albero della Vita


giovedì 3 settembre 2015

5 TERRE: UNO (O CINQUE) DEI MIEI LUOGHI PREFERITI IN ASSOLUTO. MA SOLO FUORI STAGIONE - work in progress

IL MIO LAGO MAGGIORE

Quando mi chiedono di dove sono devo pensare qualche secondo alla risposta e poi parto a raffica con
"sono di Luino, provincia di Varese"
 (faccia perplessa dell'interlocutore)
 "un piccolo paese sul Lago Maggiore"
 (faccia dubbiosa dell'interlocutore)
 "a due km dalla Svizzera"
(l'interlocutore si illumina ed esclama: ahhhh ma allora sei svizzera!)
(mia faccia senza speranze) "no, provincia di Varese sopra Milano.
E qui l'interlocutore curioso parte con: ma è dove c'è la Villa di Clooney? Ma è vicino a Gardaland? Ma quindi voi parlate tedesco?

Povero, il mio Lago Maggiore, così bello e così poco conosciuto, almeno agli Italiani. Perché di stranieri ce ne sono eccome: olandesi, tedeschi, svizzeri e ultimamente francesi e spagnoli. Da una parte la mancanza di turismo di massa mantiene la genuinità di un posto e ne conserva la particolarità che verrebbe inevitabilmente danneggiata da orde di turisti impazziti. Dall'altra il Verbano non ha nulla da invidiare ai cugini Garda e Como, offrendo paesaggi caratteristici, isole dalla vegetazione tropicale e montagne da trekking facile.
Mi vorrei soffermare in particolare sulla parte orientale del lago, quella che da pochi anni è stata ribattezzata "Costa Fiorita" all'interno di un progetto al quale peraltro io partecipai nel 2005 con la realizzazione di una guida turistica che uscì in allegato a Bell'Italia.
Ecco quindi cosa fare e vedere da queste parti:
  1. LUINO: piccola cittadina allungata sulla sponda del lago, è più famosa per il suo grande mercato del mercoledì che per aver dato i natali a Piero Chiara. Il centro storico è appena stato risistemato e i palazzi in stile Liberty sono stati finemente ristrutturati.Tutto il lungolago è stato riqualificato con parchi verdeggianti, aree giochi per bambini e passeggiate lastricate. La parte nord del lungolago è stata adibita a spiaggia attrezzata, dove c'è un barettino molto frequentato dai giovani del posto per l'aperitivo in riva al lago. L'estate è sicuramente il momento migliore per visitare la località dalla quale partono anche i battelli per le isole Borromee e la costa piemontese. Non mancano di certo eventi e manifestazioni, oltre che numerosi bar, locali e ristorantini direttamente sul lago. Ci si arriva tranquillamente con il treno da Milano ma poi è consigliata la macchina per visitare i dintorni. 
  2. MACCAGNO: procedendo a nord verso la frontiera Svizzera si incontra Maccagno. Con le sue spiagge di prato - alcune anche attrezzate -  vince il premio per  località turistica più amata da tedeschi, svizzeri e olandesi. Da qui si possono raggiungere in barca (o pedalò se avere belle gambe) i Castelli di Cannero, rovine di antiche fortificazioni risalenti al XI secolo.
  3. PASSO FORCORA: credo che ogni Luinese abbia mosso i primi passi sugli sci sulle uniche due piste della "Forcora". Purtroppo le scarse nevicate degli ultimi anni e la mancanza di manutenzione degli impianti di risalita ha fatto perdere popolarità alla località che rimane tuttavia molto nota per i sentieri naturalistici tra i boschi e le vallate delle Prealpi e per gli spettacolari punti panoramici del lago visto dall'alto.
  4. MONTEVIASCO: mi piace visitare sempre posti nuovi ma se proprio dovessi comprare una
    casa scegliere Monteviasco. Che poi ...casa si fa per dire, quelle più lussuose si chiamano baite, le altre sono cumuli di sassi vecchi di chi sa quanti anni. Eppure ho adorato questo piccolo borgo dalla prima volta in cui ci sono stata. Vi si accede percorrendo una mulattiera di 1400 gradini (o prendendo una vecchia funivia) ma la fatica viene presto ripagata dallo stupendo panorama sulle valli e dalla pace assoluta che vi regna. Infatti, ad eccezione di una paio di feste paesane durante l'anno che
    richiamano visitatori da tutta la provincia, l'alpeggio rimane un luogo incontaminato e silenzioso. Le manifestazioni dedicate alla Madonna si svolgono a Maggio e Agosto e vedono la partecipazione della banda musicale nonché stand gastronomici di prodotti locali. Le case ricoperte di piode si snodano su viuzze strette e tortuose e dai balconi in legno si gode di una vista mozzafiato.  Ho trovato molto bella la piccola chiesa del paese sulla quale però non ho trovato molte notizie.
5. LAVENO: Da ragazzini Laveno era sinonimo di "domenica pomeriggio" e "gelaterie". Vi si arriva
da Luino percorrendo una strada panoramica e passando per alcune spiagge. Rappresenta l'ideale del paesino di lago ed è punto di partenza per i traghetti verso il Piemonte e le Isole Borromee. Se passate di qua non perdetevi assolutamente la cestovia che porta a Poggio Sant'Elsa, una terrazza panoramica tra le più spettacolari del Lago Maggiore e conosciuta come base di lancio per parapendii e deltaplani.

6. MONASTERO DI SANTA CATERINA DEL SASSO: A mio avviso uno dei luoghi più suggestivi e ricchi di mistero di tutto il Lago Maggiore. L'antico eremo abbarbicato tra roccia e acqua si raggiunge percorrendo 268 gradini dal piazzale (ma si può anche raggiungere via lago con il battello). La piccola e deliziosa chiesa del 1300 infonde un senso di serenità che vi farà passare la voglia di lasciare questo angolo di paradiso.

7. ANGERA: Il bel borgo di origine romana si affaccia interamente sul lago ed è famoso per la sua celebre Rocca: l'imponente castello di proprietà della famiglia Borromeo domina dall'alto di un colle una buona parte di lago e sembra quasi proteggere dal vento le coltivazioni di vite sottostanti. 




LA BALNEAZIONE

 Per chi è abituato al mare, fare il bagno nelle fredde e scure acque del lago può sembrare una follia ma vi garantisco che non c'è nulla di più rinfrescante nelle torride giornate estive che colpiscono - ebbene sì - anche l'estremo nord Italia. Superato il momento critico dei sassi scivolosi (che però spariscono man mano che si scende verso la parte sud) vi ritroverete a sguazzare ammirando un paesaggio rigoglioso e le montagne alle vostre spalle. E poi, volete mettere uscire dall'acqua e non essere ricoperti di sale come un pesce in crosta? 
 Sul litorale abbondano le spiagge, alcune facilmente raggiungibili e attrezzate con parcheggi, punti ristoro e noleggio ombrelloni, altre più libere e selvagge, altre ancora introvabili se non percorrendo impervi sentieri tra le rocce, dai prati agli scogli, dalla sabbia ai ciottoli troverete sicuramente la spiaggia che fa per voi.
Mappa dei lidi balneabili aggiornata al 2015


martedì 25 agosto 2015

I LOVE NEW YORK








Mi sono innamorata di New York appena uscita dalla porta degli arrivi internazionali. Ci siamo - mi son detta - io e te Grande Mela. Con il profumo di muffin nelle narici mi dirigo all'uscita del Terminal 8 per incontrare i miei compagni di viaggio. L'impatto con centinaia di taxi gialli e gli accenti yankee mi stordisce; contrattiamo un big taxi che ci porta fuori da questo aeroporto immenso, verso il Queens. L'eccitazione della mia prima volta in America e la stanchezza di un volo lungo e non proprio tranquillo creano intorno a me un alone di stordimento. E poi, mi illumino. Eccola, THE CITY, con i suoi grattacieli lunghi e un Empire State Building che ci dà il benvenuto.
Il nostro ostello, che a detta di Dong potrebbero avere usato per girare Resident Evil, ha 4-5 piani senza ascensore, corridoi bui e dipinti con murales e stanze che non si chiudono a chiave. Poco male, ci serve giusto per chiudere gli occhi quelle poche ore che passeremo tra la movida newyorkese e la levataccia mattutina. Cambio d'abito e via in strada. Piccoli alimentari asiatici, palestre aperte di notte, deli e takeaway, ristoranti afghani, il palazzo a ferro da stiro (ma come, quello di Spiderman!), Union Square; camminiamo non so per quanto né dove fino ad arrivare a Times Square, dove il caos totale e le luci al neon ci abbagliano e con il frastuono in testa ci corichiamo in attesa di quella che sarà una lunga e intensa settimana Sveglia all'alba grazie alle finestre senza tende e le sirene dei vigili del fuoco. Di fronte all'ostello c'è una caffetteria dove provo per la prima volta un American Coffee e una mega brioche alle noci. E' domenica e splende il sole. Prendiamo la metro (usata pochissimo durante la vacanza) e mi accorgo che mi sono già persa: mi spiegano le direzioni Uptown e Downtown, ma le 17 linee su più livelli non mi facilitano la comprensione. Arriviamo nel quartiere
"popolare" di Harlem, sembra tranquillo, molti sono vestiti a festa e si preparano alla Messa. Partecipiamo anche noi in una delle molte chiese in zona, sono molto ospitali con noi, ma per questa volta niente Gospel.
Gironzoliamo tra palazzi di mattoni rossi, scale antincendio e campi da basket fino a raggiungere la vecchia linea abbandonata della sopraelevata, zona ora riqualificata a parco cittadino.


NEW YORK HIGHLIGHTS
  • L'ho vista per caso. Stavamo passeggiando su uno dei moli. Era un fresco tardo pomeriggio di fine novembre e tra una chiacchiera e l'altra mi sono bloccata: lì, tra isolette naturali e non, cantieri e gru, navi mercantili e barche da crociera, su uno sfondo azzurro-arancione spuntava piccola e fiera la Signora della Libertà. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella immagine a me così famigliare, nota e carica di significato. Ero a New York, da sola con i miei pensieri eppure in mezzo al mondo. Mi chiedevo cosa potesse significare per tutti coloro che arrivavano in America dopo una lungo viaggio in nave vedere quella Statua, e quali
    aspettative o paure potessero avere. Allo stesso modo migliaia di persone arrivano tutt'oggi a New York in cerca di qualcosa, che sia una vacanza o un sogno di gloria. Sorrido e vado avanti. Ciao Libertà, vengo a vederti domani da vicino. 




  • Questa città continua a stupirmi. Sono seduta sui gradini del Pier 17 a bocca aperta da dieci minuti. Il cielo è passato da un azzurro intenso ad arancione e si prepara a diventare del colore della notte. Ho notato ogni lucina accendersi e ho seguito ogni scia di barca. Lo skyline di New York, quello che si vede nei film, esiste davvero. E' come quando ho visto la Torre di Pisa per la prima volta (ho pensato " cavolo ma è storta davvero!"). Una coppia di sposi sorride al fotografo mentre io provo e riprovo a non fare foto mosse con la mia compatta. Fa freddo ormai ma siamo così attratti da questa vista che preferiamo rimanere raggomitolati sulle scale di cemento. 
















  • percorriamo per un tratto il Ponte di Brooklyn. C'è un vento pazzesco e fatichiamo a camminare ma c'è una bella vista da quassù....come al solito gli americani fanno jogging e portano a spasso il cane. Ancora una volta solchiamo uno dei simboli di New York, e realizzo solo ora che sono sul ponte delle cicche! Quelle lunghe e piatte che hanno accompagnato la mia adolescenza....mitico!

  • New York è già addobbata per le feste. Nell'aria si respira proprio un'aria da film e mi riprometto di tornarci nel mese di dicembre. Macy's ha le vetrine completamente decorate che quasi non si riescono a vedere dalla calca di gente con il naso appicciato. Tra l'altro Macy's è stata la mia prima esperienza sublime di centro commerciale a 7 piani con i negozi tutti aperti e comunicanti che si snodano lungo un intero isolato. Dopo il Black Friday, che cade l'ultima settimana di novembre, rimangono i saldi. Consiglio: portatevi una valigia vuota, non faticherete a riempirla... https://blackfriday.com/black-friday-2015
  • Tra elfi e babbi natali sonori facciamo un salto al Rockfeller center che con il suo albero è diventato il simbolo del Natale newyorkese; Chanel ha decorato un intero palazzo come se fosse un pacco regalo e la Fifth Avenue è uno scintillio infinito di luci.
  • l' EMPIRE STATE BUILDING. Da lontano mi sembra un ghiacciolone, quelli con la punta
    dritta però, non i classici. La sua cima giallo-rossa-arancione lo rende visibile da ogni angolo di New York, e tutto ti sembra facilmente raggiungibile...illusi!!! Cartina alla mano, ogni centimetro corrisponde a un isolato e vista la decisione di Antonio di non muoversi in metro perché "New York va vissuta" maciniamo chilometri su chilometri ma questo ci permette di scorgere gli angoli più suggestivi e sconosciuti. Con il New York city pass saliamo fino in cima all' 86esimo piano dal quale si gode di una vista pazzesca a 360°.
  • Visitare Central Park è un obbligo morale. A parte il sentirsi pigri e nullafacenti in confronto a tutti gli sportivi che ti girano intorno, è veramente un'area di pace e relax all'interno del caos cittadino. Una passeggiata, un hot dog, un giro in barca e una foto di rito a Strawberry Fields e il pomeriggio è passato...
  • Ultimo highlight - ma non meno importante per me - è stato il Financial District. L'ho girato con il naso all'insù per cercare di capire quale fosse il grattacielo più alto o quale avesse i vetri più splendenti. Avevo la tentazione di entrare alla Borsa di Wall Street e mettermi a urlare numeri a caso come fanno nei film - ma sembra non sia più possibile -.-


NOTTI BRAVE
  • Nella nostra settimana di maratone ci siamo concessi qualche piccolo svago chic, per così dire, spendendo la bellezza di $90 per due birre e due bicchieri di vino in un lussuoso Roof Top Club all'ultimo piano di un grattacielo tra Chelsea e Greenwich. Tra il corrispettivo italiano di "modelle e calciatori", business men e donne ingioiellate c'eravamo noi poveri turisti squattrinati con tanto di scarpe da ginnastica e zainetto. Ma per una vista mozzafiato così sarei entrata anche in accappatoio. 
  • Più accessibile ma altrettanto chic il Roof Top 230th 5th Avenue, $ 14 per un Mimosa e la punta del "ghiacciolone" Empire davanti al naso
  • Ci sono dei baracchini (di sicuro in Times Square e Brooklyn) dove è possibile acquistare i biglietti per i musical scontati. Ebbene non ci siamo fatti scappare l'occasione di mangiare un cono di popcorn mentre Spiderman si lanciava da sopra la nostra testa fino al palco. Divertente ed emozionante!
  • Per la serie "se vedi la fila fuori vuol dire che il posto merita", ID e $5 alla mano ci siamo messi in fila per entrare in un pub davvero strambo: un soffitto fatto di reggiseni penzolanti e due bariste stile cowgirl che ballavano musica country sul bancone insultando la gente con un megafono....stranezze a parte, la musica anni '60 ci fa ballare fino a tardi,e solo un taxi giallo può portarci all'ostello, a ben 20 minuti da qui.
  • Inutile dirlo, a New York puoi mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora in qualsiasi ristorante. Nel nostro breve soggiorno abbiamo provato gli Hot Dog di Central Park, il famigerato hamburger più buono della città, l'immancabile riso alla cantonese in China Town, una cena dall'aspetto (e solo quello!) spagnolo, una megafetta di Oreo Cheesecake con thé alla cannella e ci siamo divisi i pranzi nel Food Court della Central Station.

mercoledì 4 marzo 2015

USA WEST COAST - IL NOSTRO AMERICAN DREAM

America. Strade lunghe e diritte. Hamburger e terra rossa. Luci sfavillanti e caos, e la contemplazione in silenzio di un grosso buco chiamato Grand Canyon. Gli Indiani, quelli con le piume in testa non ci sono più, però la California esiste davvero. Bob Dylan alla radio, mentre sfrecciano accanto a noi
campi aridi e infiniti di cactus. Da 35 a -2 gradi. Esplosioni di vulcani, acqua, colori, fontane famose e musica a 360°, ferrari e lamborghini che gareggiano sulla Strip. E poi, il cielo stellato più bello che io abbia mai visto.

31/10
Finalmente arrivati! Siamo in giro ormai da 24 ore tra il volo in ritardo e il fuso orario. Due ore per i controlli di uscita (e vai di qua e vai di là e stai qui e lascia l'improntina) e di corsa a prendere la navetta che ci porta al noleggio. Tra l'ansia da Suv con cambio automatico e il peso di un volo di 14 ore arriviamo sani e salvi all'ostello a due passi dalla Walk of FAME a Hollywood. Avevo letto molti commenti negativi su questo quartiere ma a noi non sembra così male, complice forse la notte di Halloween, le luci, la musica e centinaia di persone travestite in giro. Mi ricorda un po' Times Square, il kitsch al neon americano che adoro, ma noi siamo esausti e non riusciamo neanche a farci un margarita in un locale messicano. I locali sono molti e optiamo per un fast food qualsiasi. $ 20 per nachos, tacos e coca. 


01/11
 La giornata comincia all'americana con waffle e sciroppo d'acero. Piove e - a detta del ragazzo della reception - a L.A. non piove da un anno, che sfiga. Da bravi appassionati di parchi  oggi andiamo agli Universal Studios: prendiamo la metro sul Boulevard e scendiamo alla prima, poi la navetta comoda e veloce ci porta fino in cima alla collina. Abbiamo fatto bene a non prendere l'auto, infatti il parcheggio costa da 16 a 30 $ e questa sera c'è Halloween horror night,un evento molto conosciuto viste le migliaia di persone in coda per entrare.
Siamo svegli dalle 5 ma siamo carichi, le aspettative sono alte e il nostro American dream è appena iniziato.
Abbiamo comprato i biglietti online risparmiando $5 a testa (ma costano comunque $ 87...). L'ambientazione è bellissima, la migliore che abbia mai visto e l'atmosfera è davvero Hollywodiana. Ci sono molti spettacoli e poche attrazioni: ho trovato divertente il 3D di Trasformers nonostante non conosca i film, bellissimo il 3D di Cattivissimo Me con gli adorabili Minion e il Ride della Mummia. Gli effetti sono super e tutto è curato nel dettaglio. Abbiamo poi incontrato alcuni personaggi dei film/cartoni e per fortuna gli addetti controllavano le file e scattavano anche le foto con il tuo cellulare. Io ho trovato Marilyn Monroe appoggiata a una cadillac rosa, il massimo del mito! Le somigliava davvero tanto e mi ha anche fatto i complimenti per il colore capelli. Poi mi sono sbaciucchiata un minion scatenando l'ira di Gru...da Pig's abbiamo mangiato ottimi hot dog con coca per $20 in due. La sera riusciamo a trovare posto in un locale messicano molto carino sul boulevard. Spendiamo $40 per una caesar salad, hamburger, due birre. Devo dire che qui sono tutti molto gentili e sorridenti nonostante l'alta concentrazione di personaggi strani! A me questa zona di L.A. non dispiace, in fondo Hollywood è sempre Hollywood!

02/11
 Anche oggi la città ci accoglie con la pioggia. Che sfiga di nuovo.  Ma passa in fretta e ci mettiamo alla ricerca della famosa collina. La strada di accesso è chiusa per lavori e cominciamo a girare per trovare una via secondaria; il percorso è stretto, in salita e pieno di curve ma tra le ville da milionari si scorge una vista pazzesca sulla città. Il Gps è in sciopero e noi passiamo 3 volte per lo stesso punto finché...alla fine sbuchiamo in una strada con moltissime auto e un parco affollato....c'era un'altra via di accesso! Foto di rito con la scritta HOLLYWOOD e ci mettiamo in marcia uscendo da L.A. verso est. Il traffico è scorrevole, ognuno sta nella sua corsia a velocità costante e nessuno fa zigzag tra le auto, suona il clacson o commette scorrettezze. Anche i camion - seppur enormi - non danno minimamente fastidio. Il SUV dodge è enorme e comodissimo e viaggiamo per 6 ore senza
accorgercene. Lasciamo la squallida periferia della città e incontriamo il deserto, secco e piatto, che ci accompagna per circa 300 miglia. La strada è dritta e non si incontrano benzinai o punti ristoro se non qualche area di sosta attrezzata con wc e distributori di bevande. Più ci avviciniamo all'Arizona più
l'attesa sale: non vedo l'ora di vedere i cactus di Willy il coyote! In realtà i cactus sono secchi alla base e non ci si può avvicinare. Mi accontento di fare qualche scatto dall'auto in movimento. Passiamo per Phoenix che ci offre un tramonto infuocato, si vedono i luna park, i grattacieli, e passiamo in mezzo a due rocce giganti.Arriviamo a Scottsdale che è già buio, ci sono molti  locali e ristoranti nella via illuminata come se fosse Natale.Visitiamo l'old Town, un quartiere molto caratteristico a tema western con tanti negozietti di artigianato indiano che purtroppo vista l'ora sono chiusi. Mangiamo in un locale chiamato Burger Therapy, arredato in free style con bici appese al muro e video di sport estremi. L'hamburger sarà alto 15 cm ed è godurioso, lo staff sorridente e gentile come trovato in tutti posti finora (tranne al noleggio auto). Paghiamo $29 + mancia per due megahamburger, patate dolci, una birra, una coca con refill gratuito. Con la pancia piena giriamo per il centro semideserto della domenica sera. Dormiamo al Howard Johnson, un motel nuovo, pulito e con molti servizi per $80.
03/11
Alle 5 siamo già svegli e pianifichiamo la giornata. Finalmente oggi guido. Devo fare l'abitudine al cambio automatico ma la macchina va da sola. Attraversiamo campi di cactus in un saliscendi di strade che lasciano poi spazio a una vegetazione più verde mentre si sale in quota. Vediamo anche una macchina della polizia nascosta dietro agli alberi pronta a sgommare e partire all'inseguimento!
Usciamo a Flagstaff per fare rifornimento di provviste e per intercettare la mitica route 66. Ma dov'è? dov'è?!? So che non è più una strada statale e che è stata rimpiazzata da una più nuova ma scorre parallela a noi e non riusciamo a raggiungerla. Arriviamo fino a Williams dove deve passare per forza. Sembra di essere in un film, locali abbandonati, una locomotiva del Grand Canyon, diner con le scritte al neon, una pompa di benzina vecchissima e finalmente trovo il mitico cartello bianco con la scritta "route 66".. che meraviglia, un sogno che si realizza!
L'atmosfera è ovattata e nostalgica e io sono finalmente soddisfatta! A Tusayan entriamo al Visitor Centre per fare il pass annuale dei parchi ma non c'è nessuno a cui chiedere informazioni! Il tragitto verso il Grand Canyon è una strada tutta dritta con qualche ranch qua e là fino al casello dei rangers. Il parco è organizzato benissimo e facile da visitare sia in macchina che con la navetta. purtroppo la nostra tabella di marcia non ci consente di fare un'escursione o un rafting (che comunque è molto costoso) e quindi visitiamo alcuni punti di osservazione. Inizialmente le nuvole non rendevano

giustizia al colore della roccia (ad un certo punto si è me
sso a nevicare...) ma poi il tramonto ci ha regalato scorci stupendi su yaki point e kaibab point. Il canyon sembra di cartapesta, e non riesco a capacitarmi della grandiosità della natura. La temperatura scende di botto ma per fortuna all'Holiday Inn c'è una bella piscina riscaldata...sono le 21:00 e Dario crolla addormentato, la giornata è stata davvero intensa.

04/11
 Dopo una super colazione americana all'Holiday Inn torniamo all'interno del parco.Fa molto freddo, il termometro segna 2° ma non è umido. Percorriamo la Desert Drive fermandoci nei vari punti di osservazione: da qui si vede meglio il Colorado. Non c'è una nuvola e il Canyon si mostra in tutta la sua grandezza.Durante il percorso troviamo anche una paio di piccoli musei molto carini e pannelli illustrativi storici, naturalistici e geologici. A Desert Drive c'è una bella torre da visitare che in un certo senso decreta la fine del Grand Canyon: da qui infatti si restringe sempre di più. La strada verso la Monument Valley è terribilmente dritta e si intravedono qua e là le abitazioni dei nativi americani (in realtà sono catapecchie e roulotte).
Passiamo da Kayenta, che altro non è se non un agglomerato di case prefabbricate sorte intorno ad un incrocio. Si intravedono già i monoliti rossicci. L'ingresso costa $20 per auto (non vale il pass annuale perché è una riserva indiana) ma li vale proprio tutti. Sono rimasta sbalordita dalla bellezza del paesaggio, proprio come me l'aspettavo, anzi più bello! Il percorso sterrato di 17 miglia si snoda tra monoliti giganteschi di varie forme (associate dai nativi a mani, cammelli, suore etc) ben segnalati e con piazzole di sosta per fare le foto. Per fortuna non c'è molta gente e scattiamo a più non posso. sembra
proprio di essere in un film, c'è anche la possibilità di fare una foto a cavallo nel punto di john wayne. In tempo per il tramonto raggiungiamo l'uscita per fare delle meravigliose foto alla roccia infuocata e il cielo che passa dall'azzurro al rosso al viola...non ho mai visto un tramonto cosi suggestivo. Il sole e la tempratura scendono e partiamo alla volta di Page. Dormiamo al Quality Inn Lake Powell. Siamo stanchi e grazie alla colazione super abbondante non abbiamo neanche fame.
05/11
 Oggi ce la prendiamo un po' con calma. Siamo pronti per l'escursione all'Antelope, un canyon visitabile all'interno dove la luce crea dei giochi spettacolari. La roccia è liscia e levigata. per visitarlo
bisogna fare per forza un tour con i Navajo i quali prima chiedono $8 a persona come tassa di ingresso e poi bisogna pagare il tour ($40 se fatto nelle ore di luci migliore dalle 10 alle 14); tuttavia ci ci aspetterebbe di più che una mezz'ora di tour con una guida che non dice neanche una parola...ma forse siamo stati solo sfortunati perchè le altre guide sembravano molto loquaci! Tappa al Walmart per le provviste a visitiamo Horseshoe point,un angolo di canyon da cui emerge una roccia rossa dal Colorado. Andiamo poi fino a Scenic Point per vedere dall'alto il lago Powell (sono entrambi gratuiti). Ci
rimettiamo in viaggio e man mano che si sale il paesaggio desertico lascia il posto a boschi di conifere e casette di legno; ci sono le montagne, i torrenti e riconosco i colori dell'autunno. La strada è perfettamente asfaltata e con qualche Rest Area. Passiamo attraverso il red Canyon che al tramonto regala un effetto ancora più bello. Arriviamo al Bryce Canyon un po' tardi ma anche all'ombra è molto suggestivo. Abbiamo prenotato a Bryce City, un minuscolo centro quasi deserto in questo periodo dell'anno. Ci spostiamo di circa 3 miglia e ceniamo da Foster's steakhouse. Spendiamo $40 per due hamburger con contorno, 2 coca e due apple pie. La temperatura è scesa fino a -2.2.
 06-08/11
 Dopo una
colazione da campioni a base di uova e bacon torniamo al Bryce per fare un trekking facile. Ci sono molti percorsi di varia difficoltà che scendono nel canyon, fatto di guglie e pinnacoli con vari livelli di stratificazione. Il sole tiepido di novembre e la quasi totale assenza di altre persone ci fa percorrere tranquillamente il Queen Trail, dove si raggiunge una guglia che assomiglia realmente a una regina di profilo.


Poche ore dopo.... la prima impressione di Las Vegas non è quella che mi aspettavo: non è che emerge dal deserto come mi avevano detto ma vi si arriva da una strada tra le montagne desertiche. Ci immettiamo in quella che è la loro circonvallazione. Riconosco già gli hotel che ho guardato mille volte su internet: Stratosphere, Mgm, Hilton, Caesar's palace, il Paris con la tour Eiffel illuminata...quante luci! arriviamo al Platinum, leggermente defilato dalla strip ma a 15 minuti a piedi, uno dei pochi hotel senza casinò; l'abbiamo scelto sia per l'ottimo prezzo sia perché lontano dal caos.VLa nostra stanza è una suite al 12° piano con vista sulla strip. Las Vegas fa girare la testa anche a chi, come me, piace la musica, le luci, il casino. Tutto è finto e esagerato, gli hotel a tema sono iperlussuosi e immensi, con all'interno ristoranti,locali, casinò, teatri, discoteche, centri commerciali collegati tra loro, i casinò colmi di gente che ti fanno sentire un topo in gabbia, le fontane del Bellagio e il vulcano del Mirage, Venezia riprodotta in scala, le montagne russe dentro al New York, gente mascherata, insegne al neon, alcolici, ferrari e lamborghini...la follia di Las Vegas non si può descrivere, va vissuta! Ci sono poi le monorotaie che collegano gli hotel, i ristoranti all you can eat enormi, i baracchini che vendono i biglietti scontati per gli spettacoli e le cene, i negozi, l'M&M's store di 4 piani e il Coca Cola centre dove si può fare la degustazione delle coca cola nel mondo per $8. Abbiamo camminato quasi un giorno e mezzo e non siamo neanche riusciti a vedere tutti gli hotel della strip!
08/11
E' uno shock lasciare Las Vegas e addentrarsi nella Death Valley, un paesaggio secco e desolato dove vivono solo serpenti a sonagli...le strade sono dritte e tutte uguali ma asfaltate (tranne un tratto che ci
ha portato a vedere il primo insediamento di Stovepipe Wells mentre cercavamo un posto per mangiare). Arriviamo al Visitor Centre di Furnace Creek nel pomeriggio e riusciamo a visitare Zabriskie Point, l'Artist's drive dove la roccia ha colori diversi e Badwater, a -86 metri sotto il livello
del mare. L'aria è secca e pesante e il viaggio verso l'hotel di Bridgestone è lungo, al buio e pieno di dossi naturali. In compenso, nel buio totale della notte, ammiriamo il cielo stellato più bello che abbiamo mai visto.

09/11
 Arriviamo al Sequoia National Park nel primo pomeriggio scoprendo che dobbiamo fare altre due ore di macchina in montagna per arrivare al Generale Grant. Optiamo quindi per il generale Sherman, la sequoia più grande del mondo, ma comunque ci vogliono mezz'ora di tornanti stretti e 15 minuti a piedi nella foresta. Sarà che siamo abituati ai boschi delle nostre Alpi ma la foresta di conifere mista a sequoia non ci fa impazzire. Di certo il generale è unico nel suo genere ma saranno le rumorose famiglie in gita domenicale che non ci fanno apprezzare questo dono della natura.

10-13/11



 Avevamo molte aspettative su San Francisco: sarà perché l'ho vista in tanti film e me ne avevano
parlato così bene che non vedevo l'ora di vederla. Procediamo lentamente nel traffico su questo mega ponte che offre una prima bella vista sui saliscendi della città. Attraversiamo una parte di downtown con dei grattacieli altissimi, intorno uomini d'affari che corrono con il loro pranzo take away e ragazze con il bicchiere di coffee to go..ahhhh l'America! Passiamo di sfuggita da una via che entra in Chinatown ma siamo troppo concentrati sulla strada visto che qui non sono proprio così corretti alla guida. Siamo sui binari del tram, le salite sono da paura e il semaforo è rosso (fortuna hanno il cambio automatico e mi auguro non nevichi mai!). Addirittura ci sono le macchine con il

paraurti rinforzato per resistere agli urti provocati nel parcheggiare in queste incredibili salite! Lasciamo le cose nel motel (la città è piena di motel, comodi e relativamente economici ma con parcheggio, che fanno risparmiare 40-50$ al giorno). E' l'inn Broadway, dall'aspetto tetro e squallido ma con camere grandi e pulite, a 5 minuti dalla fermata del cable car e di fronte alla fermata del bus 47 che porta al Fisherman's Wharf. Consiglio di fare il pass della MUNI per cable car + bus perché girare a piedi è impensabile, si perde tanto tempo. Mangiamo in un ristorante thai e partiamo alla scoperta di SF. Ci dirigiamo verso Union Square, il bel quartire commerciale da dove parte il cable car... e una fila lunghissima per salire! Consiglio di prenderlo due fermate più iin su, magari non starete attaccati ai pali esterni ma risparmierete 45 minuti di coda!Purtroppo trovo SF sporchissima, sembra che i lati delle strade non vengano mai puliti...Union Square è un po' meglio ma comunque piena di poveri homeless, schizofrenici e tossicodipendenti; la loro presenza è inquietante ma non infastidiscono (evitare la sera i quartieri di Mission e Tenderloin). L'immagine che mi rimane impressa della città sono le bellissime case vittoriane colorate sui saliscendi con vista sulla baia (da vedere il quartiere di Russian Hill) e questa povera gente che predica di religione, urla di fantasmi o semplicemente dorme in terra, abbracciata al proprio cane. A prima vista non mi ha fatto impazzire di gioia come ad esempio mi aveva colpito New York, sarà che è considerata la più europea delle città americane (e a me le sue vie e i palazzi ricordano tanto Parigi, quindi qualcosa di visto e rivisto) ma avrei voluto vedere più "americanità". Di seguito una breve descrizione quartiere per quartiere visitati a piedi, cable car e bus: - Russian Hill: bel quartiere tranquillo con case vittoriane tutte diverse tra loro. Da non perdere - Tra lombard street e hyde street- l'inizio del tratto considerato tra i più tortuosi al mondo circondato da ortensie e percorribile in auto. - Chinatown: caotica e piena di negozi di souvenir e ristoranti non così economici - Union Square: gioiellerie, negozi di lusso, caffetterie e qualche ristorante turistico. Al 7° piano di Macy's c'è Cheesecake factory, $8 per una fetta di 5 dita di delirante bontà! - Soma: dall'altra parte di Market street, piena di negozi e ristoranti. Dovrebbe essere il centro della vita notturna di SF ma- sarà che è un martedì di novembre- dopo le 19 non c'è in giro un'anima! Si cena presto alle 21 qualche ristorante è già chiuso....ovviamente non avendo un vero e proprio centro molti scelgono un locale e vi ci passano tutta la sera facendo aperitivo, cena, dopocena insieme! Comuque si trova qualche pub o qualche locale alla moda in cui bere un drink. - North beach: pieno zeppo di ristoranti italiani, pizzerie e caffè dal sapore nostrano. prezzi alti e dubbia qualità in quanto pochi sono realmente gestiti da italiani, ma per chi sente la mancanza di casa una pizza tira sempre su il morale! - Fisherman's Wharf: super turistico, pieno di ristoranti e negozi di souvenir; suggerisco il molo 43 1/2 dove, davanti alla pasticceria Boudin, c'è una filla di chioschi di street food di pesce: la bread bowl (zuppa di patate e calamari in una mega pagnotta per 7-8$), insalata di gamberetti, panini con crema di granchio, aragoste...in zona suggerisco anche IHOP per la colazione, superabbondante e pancakes buonissimi! Al pier 39 si possono anche vedere i leoni marini distesi al sole. Dai moli partono le gite ad alcatraz, molto interessanti e di effetto peccato per la troppa folla e in tantissimi bambini che correvano e urlavano in giro disturbando la visita. - Golden Gate Bridge: per arrivarci abbiamo cambiato due autobus e al ritorno abbiamo preso quello sbagliato...chiedete sempre all'autista perché le cartine e le segnalazioni non sono facili da capire ( ne abbiamo preso uno che secondo il display avrebbe dovuto portarci al molo e invece siamo finiti fuori città). Il ponte è quasi sempre immerso nella nebbia. Da vedere per una foto o una passeggiata ma niente di più. - Golden Gate Park: è parecchio fuori mano. Il parco è gigante e volendo si possono noleggiare le bici. alcune parti non sono molto curate, altre hanno dei bei giardini e laghetti. Abbiamo visitato il giardino giapponese per $7, da vedere solo se piace il genere. Al ritorno siamo passati dal quartiere Haight- Asbury, il vecchio quartiere hippy oggi un po' degradato, con negozi di bigiotteria indiani e pakistani dal sapore new age. Poi da market street abbiamo preso il lentissimo tram storico F che costeggia i moli impiegandoci 2 ore e mezza dal parco al fisherman's wharf! Forse la totale immersione nella natura nei giorni passati mi ha reso difficile il reinserimento in città e credo che comunque SF sia una città più da vivere che da visitare per apprezzarne la vera essenza.

13/11



 La California no ci è amica: dopo la pioggia di L.A. eccola di nuovo in quella che dovrebbe essere una delle zone più belle dello Stato: il Big Sur! Prima però facciamo tappa a Monterey dove la simpatica e gentile signora del Visitor Centre (a proposito cercateli sempre, sono un ottimo punto di riferimento e forniscono mappe gratuite e altro materiale) ci suggerisce di saltare la visita alla cittadina perchè dobbiamo assolutamente affrontare la strada costiera con la luce del sole e per arrivare a San Simeon ci vogliono dalle 2 alle 5 ore a seconda delle soste nei vari punti panoramici!


Facciamo comunque un salto al molo, una versione in piccolo del Pier 39 di San Francisco. Non percorriamo la 17 miles drive per mancanza di tempo ma dicono sia molto bella: costeggia il promontorio di Monterey e costa $ 10 a vettura. Tenete presente che negli States qualsiasi parco,monumento, fiume o foresta sono di interesse nazionale e ci sono scenic drive e punti di osservazione ovunque. Anche i servizi igienici nelle Rest Area sono forniti e pulitissimi. Imbocchiamo la Pacific Highway 1 che si snoda stretta e tortuosa lungo la costa californiana a picco sulle gelide acque oceaniche. La nebbia - e la macchinata di cinesi davanti a noi - ci fanno procedere a velocità ridottissima e ammiriamo Il paesaggio che mi ricorda le coste selvagge dell'Irlanda. ANEDDOTO - I CINESI Nella quiete rossastra della Monument Valley vediamo emergere dalla polvere due SUV bruttini e uguali che viaggiano a velocità sostenuta in contromano. Sono 8 cinesi che stanno facendo tutto il percorso al contrario! Il giorno dopo - mentre camminiamo verso Horseshoe BendPoint, dove il Colorado scorre intorno a un Canyon, eccoli di nuovo urlanti e rumorosi guastare la sacralità del luogo... Infastiditi dal non poter contemplare il paesaggio in armonia con la natura non possiamo neanche scattare foto visto che sono in ogni angolo. Non riesco a credere ai miei occhi quando li vediamo anche al supermercato! Ed eccoli ora al Big sur, proprio davanti a noi, che guidano a ben 15 miglia/h con il piede sul freno...noi ovviamente non possiamo sorpassare perché la strada è buia e stretta e ormai la nebbia è davvero fitta, quindi arriviamo al Sea Breeze Inn a San Simeon in tarda serata.

14/11
 Oggi finalmente c'è il sole. Lungo la panoramica facciamo sosta per ammirare una colonia di leoni marini: sono enormi, buffi e goffi; alcuni giocano tra di loro nell'acqua, altri sbadigliano o si grattano. E' incredibile la somiglianza con gli essere umani. Sulla strada troviamo un'altra colonia ma più popolosa e ...oziosa. Dopo una paio di ore di tragitto cominciamo a vedere un paesaggio a noi più noto: palme, megaville, surfisti che cercano l'onda, case sulla spiaggia e cabine dei guardiaspiaggia..siamo a Malibu! Abbiamo proprio la sensazione che da un momento all'altro sbuchi fuori uun bagnino di Baywatch. C'è anche un elicottero che si alza in volo per un'operazione di salvatagggio ...sarà stato uno squalo? Sosta per pranzo in una pescheria (Malibu's sea food) dove gustiamo dell'ottimo fish and chips. ll nostro viaggio prosegue fino a Santa Monica dove abbiamo prenotato una camera su Airbnb. Lindsay, la padrona di casa, è veramente gentile e ci fa sentire a nostro agio, dandoci consigli utili su cosa fare in città. Raggiungiamo a piedi la spiaggia e vediamo le prime palestre all'aperto. Ci rendiamo conto che gli americani sono super sportivi, corrono, camminano, pedalano ovunque. Tra gli altri ci ricordiamo di una mamma che fa jogging tenendo il passeggino nella destra e il cane al guinzaglio nella sinistra; un dog sitter sullo skateboard con 8 cani al guinzaglio; mamma e bambini sullo skate board che fanno dondolare l'hula hoop con il
bacino. Sul molto di Santa Monica passeggiamo tra le bancarelle fino alla ruota panoramica illuminata e scattiamo la foto di rito al cartello "End of route 66". Posso immaginare l'emozione di chi giunge a questo punto dopo aver attraversato tutti gli States su due ruote... una rampa ci conduce a Main Street da dove inizia una passeggiata pedonale con negozi, ristoranti e artisti di strada. E' già tutto addobbato per Natale, e fa strano camminare in T-shirt tra lucine e pupazzi di neve. Ci fermiamo a bere un drink in locale messicano e -ironia- è della stessa catena di quello dove ci siamo fermati due settimane fa, nel nostro primo giorno in terra americana. Con l'Happy Hour (in usa va moltissimo il 2x1 in certe ore del giorno e della sera) prendiamo 2 Corona, 2 ottimi Margarita lampone e banana, una porzione di jalapenos fritti e gli immancabili nachos spendendo $ 30 Camminiamo fino a un centro commerciale all'aperto dove non mancano i ristoranti Italian style con la pizza a $16. Noi però siamo attratti da un pub stile bikers con le targhe appese alle pareti ma si rivela una pessima scelta: il mio sandwich al pollo è in realtà un hamburger con pollo fritto marinato in aceto e paprika immangiabile. Sulla strada verso casa passiamo davanti a una scuola dove ragazzi e ragazze stanno giocando a calcio a squadre miste e penso che in Italia non ho mai visto nulla di simile.15/11 Venice si trova a pochi minuti di auto da Santa Monica e la sua spiaggia ne è il prolungamento. Anni fa la città era disseminata da canali che poi sono stati ricoperti; oggi ne rimangono pochi, sui quali si affacciano piccole casette di legno colorate. La vera attrattiva sono la spiaggia e l'Ocean Front Walk, dove si incontrano personaggi davvero bizzarri. La passeggiata pullula di artisti di strada, venditori ambulanti, chiromanti, pittori, addirittura una cane che fa la guardia alla merce indossando degli occhiali da sole rosa; ci sono poi rastaman, negozi di tatuaggi e piercing dalla dubbia igiene, locali legati alla cultura della cannabis. L'atmosfera è colorata e vivace ed è davvero piacevole passeggiare al sole con la musica nell'aria. La spiaggia è grandissima e mi stupisco nel vedere che ognuno tiene sottobraccio la sua tavola da surf: in acqua ci sono tantissimi surfisti che galleggiano in attesa dell'onda perfetta ma solo un paio attirano la nostra attenzione, facendo avvitamenti e cavalcando l'onda..che spettacolo! Qui c'è anche l'originale Muscle Beach dove si allenava Arnold
Schwarzenegger, una palestra all'aperto per esibizionisti rigorosamente abbronzati e a petto nudo che si fanno fotografare mentre si allenano!. Questa notte dormiamo al Travelodge LAX, un motel carinissimo vicino all'aereoporto, al noleggio auto e a Denny's, dove ci concediamo l'ultimo superhamburger. Il mattino seguente la navetta ci porta direttamente davanti all'ingresso del Terminal e facciamo rapidamente il check in e i controlli (al contrario dell'arrivo). Ma non posso lasciare gli States senza il mio ultimo coffee to go e un sublime cupcake panna e fragola che mi dà l'energia per affrontare un viaggio di 15 ore.Non abbiamo molta voglia di tornare alla routine ma siamo pienamente soddisfatti del viaggio che abbiamo organizzato con tanta cura: abbiamo fatto e visto tutto quello che avevamo programmato, ci siamo concessi momenti di relax e abbiamo percorso 3000 miglia in auto senza mai sbagliare strada (grazie a un buon GPS e alle ottime indicazioni stradali); abbiamo fatto il pieno di hamburger e cheesecake; abbiamo visto paesaggi che non potevano essere più diversi tra loro, dalla gloria anni '50 di Hollywood ai deserti dell'Arizona, dalla grandiosità del grand Canyon alla particolarità del Bryce Canyon, dalla folle Las Vegas al territorio desolato della Death Valley. E ancora le foreste di sequoia, i saliscendi di San Francisco, la California selvaggia del Big Sur e quella mondana di palme e surfisti. Un viaggio nel mito, nell'America del far west e dei telefilm, ma anche così reale, da ammirare e - perché no- imitare. Perché non solo i paesaggi ci hanno stupito: abbiamo infatti trovato persone disponibili e cordiali anche nel fast food più sperduto, persone che come prima cosa ti chiedono come stai e poi ti fanno domande sul tuo paese di origine, persone educate che chiedono scusa se ti urtano uscendo da un negozio e ti tengono la porta aperta de devi entrare. Abbiamo visto esempi di civiltà che in Italia purtroppo non esistono, dall'educazione stradale all'attenzione nei confronti delle persone disabili. Ma per ogni viaggio finito ce n'è un altro da organizzare: passo davanti al gate dove stanno imbarcando un volo per Papeete e un pensiero mi attraversa.... ON THE ROAD AGAIN!